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intervista a Lindsay Kemp PDF Stampa E-mail

Imagedi Francesco Mazzotta

"Qui a Lecce la cultura non schiaccia l'istinto"
Parla Lindsay Kemp, in scena nell' "Uccello di fuoco" di Igor Stravinskij

Tuta da ginnastica blu, maglietta giallo canarino. E grandi occhiali da sole. Che, però, non bastano a ingannare l'occhio di un attento fotografo. Una volta riconosciuto, Lindsay Kemp saluta come un divo. E all'aeroporto di Brindisi, dov'è sbarcato ieri mattina, la scena è tutta sua.

In realtà lo aspettano le prove di ben altro spettacolo, L'uccello di fuoco di Stravinskij, che da domenica prossima il Balletto del Sud di Fredy Franzutti porterà in scena a Lecce per la Stagione lirica della Provincia in abbinamento con la farsa musicale di Nino Rota, Notte di un Nevrastenico.

Per il celebre mimo e ballerino, che negli anni Settanta incantava con l'affresco grottesco di Flowers e incontrava David Bowie per Ziggy Stardust al Rainbow di Londra, è un ritorno in Salento a breve distanza dopo l'esperienza dello scorso anno (sempre col Balletto del Sud) in Bella addormentata.

Qualche rapida impressione su questo suo ritorno a Lecce e in Puglia.
E' una città che mi piace, qui l'abbondante sovrasta la struttura, e si respira anche un sapore antico e popolare è un luogo dove la cultura non ha schiacciato l'istinto e dove la pietra si può vedere trasformata dal lavorio barocco ma anche assemblata in fantastici muretti a secco. Ci sono stato, un secolo fa, nella piazza del duomo di Lecce per uno spettacolo su Alice di Carrol, poi due anni fa per "bella addormentata" poi ritorno oggi per "L'Uccello di Fuoco".
 
E' la prima volta che affronta l'Uccello di fuoco di Stravisnkij e come pensa di rendere il personaggio del mago.
Si, era la prima volta che facevo Carabosse in "Bella Addormentata" ed è la prima volta che interpreto il ruolo di Kaschej è una nuova esperienza. Oltretutto sono due ruoli che interpretava l'italiano Enrico Cecchetti padre della tecnica classica. Franzutti mi chiede sempre di realizzare personaggi cattivi e negativi. Ma la strega di Bella addormentata, alla fine è riuscita come un personaggio patetico, una cattiva che presenta il suo punto di vista della vicenda. Il Mago Kaschej è un malvagio fino in fondo, rappresenta il male antico, un demonio primordiale.

Franzutti ha creato per me la figura di uno stregone-serpente che striscia insidioso, ha costruito una macchina teatrale molto spettacolare con i danzatori che mi seguono come un dragone cinese. Io ho aggiunto un po' del Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau, bianchissimo con unghie lunghe come artigli. E' venuto fuori un mostro ripugnante a metà tra le due idee.
 
E' vero che da bambino, come racconta il suo storico collaboratore David Haughton, organizzava degli spettacoli casalinghi per la madre e per il resto della famiglia. Si considerava un artista già allora?
Verissimo, ho recitato da sempre. Le prime recite familiari le ho iniziate a 5 anni. A circa 10 anni a Liverpool, ero la star del quartiere, realizzavo degli spettacoli interpretando tutti i ruoli, cambiavo i costumi, salivo e scendevo dalle sedie per essere l'orco cattivo o la bella principessa da salvare. Un artista lo sa da subito qual' è la sua strada. Io il mio destino l' ho conosciuto immediatamente, è come una vocazione, non ci si può sottrarre.

Ha la reputazione di essere trasgressivo. Ma lo è realmente nella vita?
Penso proprio di si, o al meno lo sono stato. Ma alla fine è una cosa che non ho mai cercato ho scelto di essere me stesso, di essere felice, di realizzare i miei sogni, di vivere i miei amori, e di creare spettacoli così come mi venivano in mente senza compromessi.

Questo vuol dire essere trasgressivo? Ho fatto tutto con grande purezza, senza mai doppie finalità ho senza la ricerca dello scandalo. Era la gente che alcune volte si scandalizzava. Io sinceramente non capivo neanche il perché. Ma gli spettacoli avevano un tale successo che non ci pensavo più di tanto.
 
Molti artisti della nuova generazione vedono in lei un maestro. Sente davvero di aver fatto scuola, oppure ritiene che la sua arte si consumerà con la fine della sua esperienza?
Creavo spettacoli in momento in cui bisognava combattere per sostenere le proprie idee. Voglio lasciare, a chi vuole seguire i miei passi, quest'insegnamento. Lo so che molti artisti si rifanno al mio percorso, ma non mi sento in coscienza un caposcuola.

Ogni anno mi arrivano in casa numerose tesi sul mio lavoro e sul mio personaggio. Io sono molto incuriosito di sapere questi giovani cosa vedono in me. Alcune volte le foto che vedo sui libri mi sembrano di momenti così lontani che quasi penso appartengono ad una vita precedente.

C'è una parola o un'espressione per definire la sua arte, sintesi di tanti linguaggi?
No non credo, ho se c'è io non la conosco. Mi diverte sapere che lavoro in un genere innominabile; O forse questo ha aiutato a far divenire il mio lavoro unico e poi popolare. Mi piace usare tutti i linguaggi da quelli della comunicazione non verbale al più tradizionale teatro Shakesperiano. La danza classica, la danza moderna, la musica, la pittura, il circo.

Vede meno fantasia nella nuova scena della danza contemporanea.
Penso che ci sia ora un momento di stasi di stanca, i coreografi sono entrati in un trip e non riescono a trovare una nuova svolta. Gli spettacoli che vedo anche se gradevoli sono tutti molto simili tra loro. Sembra che tutta Europa abbia studiato nella stessa scuola. Notava la stessa cosa Pina. Infatti mi piace il lavoro che fa Fredy perché è molto diverso dagli altri. E' narrativo, usa costumi e scene, si diverte a fare uno spettacolo.

Anche se apparteniamo a due mondi diversi il suo modo di lavorare e molto simile al mio. La sua creatività è molto brillante e non conosce la noia. Questa è una dote molto preziosa. Alcune volte dichiaro che lui è il mio figlio italiano. E sono una madre che non ha partorito molto. Uno in ogni nazione…più o meno

Si è mai sentito un artista d'avanguardia.
Mi definiscono così. Credo nella sperimentazione, nella ricerca, nel superamento delle barriere convenzionali, mi piace dire qualcosa di nuovo, dire la mia.

Da attento osservatore, ha notato se le nuove generazioni hanno imparato a usare meglio il corpo per esprimersi e comunicare?
Non sono un osservatore. Non vedo la società che mi sta intorno, non vivo il mio tempo. Questo è stato sempre il mio difetto e quello che gli altri mi invidiano. Vivo in un mondo mio. Vedo gli spettacoli da semplice pubblico. Alcune cose mi piacciono altre meno.

Infine, se potesse catturare il suo uccello di fuoco a chi o a cosa vorrebbe dare la liberta?
Sono una persona libera, e credo che la libertà sia un dono prezioso, ma non sono un politico. Penso che la prigione con le sbarre più grosse sia quella in cui viviamo. I pregiudizi, i preconcetti, l'educazione, ma anche la storia, la religione e la legge siano dei limiti per la nostra felicità.