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Il lago dei cigni PDF Stampa E-mail

 


Il Balletto del Sud presenta Il classico più amato dal pubblico di tutto il mondo in una speciale ambientazione "fin de siècle" : Il Lago dei Cigni con le coreografie di Fredy Franzutti su musiche di Piotr Il'ič Čaikovskij. .

« C'è qualcuno che ancora osa - dopo i prodigi conclamati di Mats Ek e di Mattew Bourne - reinventare, a suo modo, uno dei capolavori, per così dire, intoccabili: Il lago dei Cigni. E lo fa con ballerini di sorprendente qualità, con estito trionfale. Parliamo di Fredy Franzutti e del Balletto del Sud»

Vittoria Ottolenghi dal libro "Mi è caduta la danza nel piatto"

prossime date:

  • Calendario in definizione:  contattare - 0832.453556

 

 

Op. n° 10 F/99

balletto in due atti

coreografia di Fredy Franzutti
musica di Piotr Il'ič Čaikovskij
scene Francesco Palma

durata spettacolo: 2h

 numero danzatori: 30





Presentazione del balletto. testo esteso
cura di Michele Nocera

Tra i capolavori di Čaikovskij, Il Lago dei Cigni ha sempre riscosso enorme successo popolare e risulta essere il più affascinante non solo per i significati reconditi ma anche per la calda atmosfera romantica e per la poesia del tema d'amore. E ben si capisce. Esercita un fascino durevole perché incarna la romantica aspirazione verso un ideale irraggiungibile.
La leggenda della donna-cigno, emblematica e seducente, ci riporta al complesso di miti e leggende riguardanti le metamorfosi di un essere umano in animale. Nascosta dietro il classico atteggiamento del cigno si cela il personaggio di una donna eroina e vittima per eccellenza, Odette, appunto, cigno bianco.
Diversa è Odile, cigno nero, che rappresenta la seduzione, la “belle dame sans merci”, la sinuosa che inganna con l'aspetto. Il cigno bianco è la donna angelicata, l'ideale che lo accompagna tutta la vita. Il cigno nero è la “femme” tout court che lo riscatta dalle insicurezze.

E Siegfried, diversamente da altri prìncipi del balletto, rappresenta un po' l'uomo terrorizzato dalla paura di crescere. Spaesato, dai sentimenti eterni, si trova di fronte al non facile dilemma dell'universo femminile.

Da qui l'intuizione di Fredy Franzutti, oggi uno dei coreografi più apprezzati nel panorama nazionale, di ambientare il suo Lago dei Cigni nella Baviera "fin de siècle" di Ludovico II che proprio negli anni della composizione fu dichiarato pazzo e deposto. Citazione diretta nella bella scenografia dipinta che rappresenta il favoloso castello di Neuschwanstein - dimora privata di Ludwig -, che non a caso letteralmente, in italiano, significa: Il Castello della Nuova Pietra del Cigno.



Il clima romantico che si respira dall'inizio alla fine dell'accattivante balletto proviene da tutto un filone della letteratura mitteleuropea che Franzutti fa propria con citazioni qua e là disseminate nella drammaturgia del balletto

E se la regina madre diviene una energica "arricchita" desiderosa di avere presto una nuora e una progenia, Rothbart è qui un fantasma oscuro che, come un diavolo delle tentazioni, chiede al giovane principe la sua anima (il tramutarsi in cigno) in cambio di una vita senza responsabilità e per sempre giovane.

La sua corte è dunque coerentemente composta da ragazzi e ragazze che hanno accettato il patto, ed ora, anime in pena, vivono lo stato di metamorfosi nella lacustre prigone.

Ma cosa troviamo dietro questi personaggi? Sicuramente degli archetipi, delle dicotomie.

Come non pensare all'Amor sacro e all'Amor profano, ad Eros e Thanatos, al Bene ed al Male, alla Luce ad alle Tenebre.

Il lago dei cigni di Franzutti ha il merito di rendere più esplicite, e senza forzature, alcune prospettive già presenti nella concezione musicale - e vita personale - di Čaikovskij nelle quali anche l'uomo di oggi, può ritrovare suggerimenti o spunti per una riflessione attuale che risolva la sua eterna crisi d'identità.

Lo spettacolo, che ha replicato con successo in diversi teatri e festival italiani, è una riuscita rielaborazione di un classico - Vittoria Ottoleghi la definisce "con esito trionfale" -, realizzato con un nutrito numero di bravi ballerini di qualità, eccezionali solisti e sfarzo di  costumi e scene a trasformazione che ricordano il cinema di Visconti.

Nessuna compagnia italiana e poche in Europa possono vantare tale repertorio e preziosità di allestimenti.

 

 

Presentazione del balletto
ridotta per programmi di sala

Il Lago dei Cigni, il più affascinante e misterioso balletto romantico in una rivisitazione di successo di Fredy Franzutti, oggi uno dei coreografi più apprezzati nel panorama internazionale che lo  ambienta nella Baviera "fin de siècle" di Ludovico II che proprio negli anni della composizione fu dichiarato pazzo e deposto. Citazione diretta nella scenografia che rappresenta il favoloso castello di Neuschwanstein - dimora privata di Ludwig.
Il clima romantico che si respira dall'inizio alla fine del balletto proviene da tutto un filone della letteratura mitteleuropea che Franzutti fa propria con citazioni disseminate nella drammaturgia del balletto.

Il Lago dei Cigni del Balletto del Sud ha il merito di rendere più esplicite, e senza forzature, alcune prospettive già presenti nella concezione musicale - e vita personale - di Čaikovskij nelle quali anche l'uomo di oggi, può ritrovare suggerimenti o spunti per una riflessione attuale che risolva la sua eterna crisi d'identità. Lo spettacolo, che ha replicato con successo in diversi teatri e festival europei - Vittoria Ottoleghi lo definì "con esito trionfale – realizzato con ballerini di qualità, eccezionali solisti e sfarzo di  costumi e scene a trasformazione che ricordano il cinema di Visconti".

E' stato scritto che: “Nessuna compagnia italiana e poche in Europa possono vantare tale repertorio e preziosità di allestimenti".



Note del coreografo:


"I tre grandi balletti di Čaikovskij. sono delle autentiche confessioni, delle sincere esposizioni dei risultati di una ricerca personale, ed io sentivo che la magia di Rothbart è così potente perché agisce su un terreno comune a tutti noi.

Non è infatti ad irreali incantesimi, ma ad alcuni dei suoi plausibili incanti che, credo, noi tutti abbiamo ceduto almeno una volta nella nostra vita.

Qui l'incantesimo è l'amore per una giovane fanciulla nelle sue due incarnazioni tipicamente romantiche (bellezza medusea, e purissimo angelo vessato).

Il finale è una vox media, scena ambigua tra lieto fine e catastrofe: chi può infatti dimostrare che il cedere alla bellezza dell'arte (la protagonista femminile) sia una fuga dalle responsabilità del mondo reale?

O è forse il mondo della quotidianità ad essere profondamente ipocrita? In altri termini, la questione diventa: l'arte, con le sue bellezze, è un filtro narcotico e stupefacente o è la verità?"

Fredy Franzutti


Il Lago dei Cigni del “Balletto del Sud”
recensione critica di Vittoria Ottolenghi su “Il Mattino”

 

Nella città del barocco più estremo – Lecce -, in cui l'ornamento sovrasta la struttura, il ridondante supera il necessario, la follia travalica il rigore, c'è qualcuno che ancora osa - dopo i prodigi conclamati di Mats Ek e di Mattew Bourne - reinventare a suo modo uno dei capolavori, per così dire, intoccabili: Il lago dei Cigni.

E lo fa con 18 ballerini, in una dimensione analoga, in fondo, al barocco circostante: estrema, ridondante, e - questo è il bello - perfino un po' folle.

Parliamo di Fredy Franzutti, dal ‘95 ha creato una sua compagnia - il Balletto del Sud - instancabile, realmente stabile, e riesce a riempire i teatri.
A fare, per esempio, con questo suo “Lago”, diversi “esauriti” in grandi e antichi teatri all'italiana, con esito trionfale…

I ballerini, (di sorprendente qualità, a volte di alta qualità) sono in abiti “fin de siècle” e fanno corona alla storia di un ricco giovane borghese, Sigfrido, che, invece di sposarsi e assumere responsabilità durature, come vorrebbe la madre ingioiellata preferisce il mondo affascinante ed ambiguo di “Rothbart”. Chi è Rothbart?

E' un misterioso e affascinante seduttore, che non tanto mira a conservare la sua corte di ragazze e ragazzi, trasformati in cigni, ogni notte dalle sembianze semi-umane; ma tende spudoratamente soprattutto a conquistare ed asservire il bel Sigfrido, promettendogli prima, il Candido Amor Sacro (Odette), e poi l'Amor profano (la stessa Odette, ma con le caratteristiche perverse del male).

Il balletto finisce con Rothbart, demonio vincente, che si porta via, con disinvoltura, il suo Sigfrido trasformato in cigno - avvinghiato, però, con la tristezza negli occhi, alla mano di quella che avrebbe potuto essere la sua sposa, Odette, e che ormai è soltanto un'ombra, sua compagna di prigionia - infelice e disperata come lui.

 

   

 

   


 

 

 

 





   



 




 Prima rappresentazione : 26 Novembre 1999 Teatro Politeama Greco Lecce con l'Orchestra Sinfonica della Provincia di Lecce diretta da Sergio Oliva. Coproduzione: Balletto del Sud - Provincia di Lecce – Teatro Ponchielli di Cremona. Nuova edizione: 3 dicembre 2004 Teatro Politeama Greco Lecce -Orchestra ICO della Fondazione “Tito Schipa” di Lecce diretta da Mladen Tarbuk