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Carmen - recensione PDF Stampa E-mail

Image LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - Lunedì 17 Novembre 2008-11-17

Al Politeama l’opera di Bizet nella versione del Salentino Balletto del Sud, con coreografie ricche di mordente e sapientemente innovative. L’albanese Enada Hoxna è la sensuale protagonista.

LA CARMEN DI FRANZUTTI SEDUCE LECCE
di Nicola Sbisà

Prosegue intensa l’attività del Balletto del Sud, il complesso creato e diretto da Fredy Franzutti, che è riuscito  ad agganciare  e con prestigio  il Salento  al mondo della grande danza internazionale, creando, fra l’altro un positivo legame con l’Albania, da dive provengono due degli interpreti principali dell’ultima creazione del giovane coreografo, presentata in due serate al Politeama di Lecce, la Carmen. La vicenda creata da Merimée ha trovato la sua consacrazione nell’opera di Bizet e, ovviamente buona parte della musica della celebre opera, Franzutti l’ha impiegata come base musicale, ma questa si è arricchita anche con l’apporto di altre musiche di sapore spagnolo, da Chabrier a Massenet e all’unico spagnolo verace Albeniz.
Un tessuto musicale composito, ma studiato accortamente per favorire una azione coreografica risultata intensa, ricca di mordente, con una costante “narratività” esplicitamente espressa e mai fine a se stessa. Qualità precipua di Franzutti, apparsa una volta di più in tutta la sua evidente validità, è quella di saper fondere con mirabile equilibrio la matrice accademica con gli spunti di modernità intelligentemente soppesati ed impiegati, e nel caso specifico, anche con quel tanto di folk, che però non scade mai nell’oleografico, si pensi  alla trascinante “farandola” o agli appassionati “passi a due”.
La vicenda si snoda perciò nell’ambito di una atmosfera nella quale con riuscita intuizione, anche  il colore degli abiti o la definizione delle scene assumono una funzione, un peso,  chiaramente indicativi delle situazioni che gli interpreti sono chiamati a vivere. Si passa così dal bianco ed il rosso iniziali che sottolineano eloquentemente il nascere di una passione bruciante fino al nero conclusivo, che esprime la tragica conclusione. Ma anche la scelta degli interpreti  è apparsa centrata; Carlos Montalvan, anche fisicamente, esprime l’idea di un Don Josè quasi imberbe disponibile a farsi travolgere da una situazione incontrollabile, di contro un Escamillo, Gerd Vaso, imponente e decisamente “macho”. Sensuale e anche maliziosa la Carmen di Enada Hoxha.
Un ruolo preminente nel corso dell’azione acquista, nella visione di Franzutti, Zuniga (Luca Lago), che diviene un po’ il legame costante fra i vari momenti, mentre una icona delicata è la Micaela affidata a Paula Acosta (e in seconda serata a Iskra Stoyanova). Coloratissimo  e gradevole l’inserimento del gruppo dei bambini, allievi della scuola di danza annessa al Balletto del Sud, preparatissimi e animati da fresco e spontaneo entusiasmo).
Accanto agli interpreti principali il resto della compagnia, saldamente preparato e non  meno sinceramente calato nello spirito del lavoro. Lo spettacolo funziona ed ha entusiasmato il foltissimo pubblico che ha affollato il teatro e che ha gratificato gli interpreti e Franzutti con calorosi consensi a scena aperta ed alla conclusione dello spettacolo.