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La giara - La trama


 

La scena ha inizio nella casa del possidente Don Lollò. La moglie Assunta cerca di calmare il marito sempre in collera per tutto. La giovane figlia Nela, per attirare le attenzioni del padre, corre con in mano un vaso molto caro a Don Lollò.

Nel frattempo, nel cortile, giungono dei contadini che tornano esausti verso le proprie case al termine di un giorno di lavoro negli oliveti di una campagna siciliana.

Luigi, un giovanotto, si ferma davanti alla casa di Don Lollò il ricco possidente padrone degli oliveti. Il ragazzo inizia, assieme ai suoi compagni, a danzare lu chiovu per concludere la giornata allegramente.

Nela, la figlia di Don Lollò, attirata dalla musica, esce dalla casa e si unisce agli amici. Durante la danza la ragazza manifesta interesse per il giovane contadino.

Quando i ragazzi concludono la danza, giunge Assunta che avverte la figlia che il padre, contrario all’amicizia tra Nela e Luigi, sta per arrivare.
Giunge Don Lollò furioso per la figlia disubbidiente e per l’inefficenza e la pigrizia dei contadini. Assunta cerca di calmarlo e lui si ritira in casa. Sopraggiungono le contadine spaventate e narrano ad Assunta che, in una colluttazione tra contadini, i giovani hanno urtato violentemente l’enorme giara nuova, pronta per conservare tutto l’olio prodotto, e un grosso frammento della parete si è staccato. Il gruppo  di uomini porta sull’aia la giara rotta e il grosso frammento. La ricchezza dell’intera comunità e l’orgoglio di don Lollò sono distrutti, e ciò aumenta nei contadini la paura per la reazione del Padrone.
I giovani si fanno coraggio e chiamano  Don Lollò per comunicargli la brutta notizia. Il Padrone si infuria e si scaglia sui contadini col suo bastone, questi reagiscono, ne nasce un caos.
Nela e Assunta cercano di calmare Don Lollò ed allontanano il giovane spasimante.

Viene fatto venire Zì Dima, il gobbo, che di mestiere ha sempre fatto il conciabrocche e il riparatore; costui, studiata a fondo la rottura della giara, accetta di ripararla.

Entra nel recipiente passando dal grosso buco provocato dalla rottura e si accinge a chiuderlo dall’interno saldandogli il frammento che si è staccato.

Con l’aiuto dei ragazzi riesce felicemente nell’impresa, ma, chiusa quell’apertura, gli resta solo il collo della giara per uscire. L’uomo è gobbo e il collo del vaso è troppo stretto perché Zì Dima riesca a passarvi con tutta la sua gobba. Frantumare di nuovo il recipiente è l’unica soluzione, come a dimostrazione del fatto che non possiamo opporci al Destino.

Ma il Padrone rifiuta di lasciar distruggere la giara se non riceverà un compenso per il recipiente inutilizzabile. I contadini protestano, il Padrone si adira, li caccia con il bastone verso le loro case mentre la figlia lo trascina nuovamente a casa.

L’area antistante la villa è ora deserta: vi campeggia la giara dal cui collo esce la testa del gobbo, rassegnato alla prigionia. Con grande calma e rassegnazione l’uomo si mette a fumare la pipa e si accinge a passare la notte, che comincia a scendere.
Nell’aria risuonano le note di una canzone popolare, forse la serenata fatta a Nela da Luigi innamorato: narra di un’affascinante pirata che rapisce la giovane amata. Attratta dal canto Nela esce di casa proprio mentre sopraggiunge il Giovanotto; i due si uniscono in un dolcissimo passo a due, sognando di essere i due personaggi della canzone.

Ritornano anche gli altri contadini per vedere come se la sta cavando il gobbo nella sua prigionia e, tutti assieme, organizzano un brindisi alla sua salute e una piccola festa per alleggerirgli la prigionia. Tutti indossano l’abito della festa e la presenza di Zì Dima eccita gli animi dei contadini.

La danza si fa chiassosa e il frastuono sveglia il Padrone che, nuovamente irato, si scaglia sulla giara e la allontana facendola rotolare a calci con tutto il “contenuto umano”, che attirando gli amici contadini, era stato causa della festa assordante.

Il recipiente, preso malamente a calci, torna a rompersi. Il gobbo, finalmente libero, è portato in trionfo dai contadini tra la gioia generale.

Il Destino ha vinto ancora e proprio per mano del Padrone che voleva opporsi.


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