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Sheherazade la favorita del serraglio. Di Fredy Franzutti
Nel 1910, il genio del Teatro Sergeij Diaghilev (direttore della famosissima compagnia francese “I Balletti Russi”) commissiona al coreografo Micael Fokine un balletto dal titolo “Sheherazade” da creare sull'omonimo poema sinfonico di Nicolaij Rimskij- Korsakov composto nel 1888. Un rarissimo caso perchè Diaghilev faceva solitamente creare balletti su musica appositamente composta, dando l'opportunità, ad esempio, a Stravinskij di creare la “Sagra della primavera” o a Debussy di comporre “Jeux”. Più di un critico musicale afferma infatti che l'evoluzione della musica del Novecento è dovuta alla musica da balletto. Sheherazade nasce da un' altra esigenza: Diaghilev avverte che Parigi è sedotta dalla moda per l'Oriente misterioso. La Persia, descritta nel balletto, utilizzava l’esotismo come fascino non solo di un generico “altrove”, ma specificamente come ammirazione per il lusso e la lussuria dell’Asia lontana e dei popoli del mare.
Protagonista è Sheherazade, la bella odalisca dagli occhi neri, che ci scruta dal velo che copre la bocca. Ma anche se il viso è per metà coperto, la sua voce suadente racconta all'uomo e lo seduce con la parola. Dall'oriente leggendario arriva un' icona della “comunicazione” che annoda il suo personaggio al mito della donna che seduce non solo con la bellezza, ma con la forza del verbo, del contenuto, del concetto.
La madre che consiglia, la sorella che rassicura, la sirena che inganna, Cassandra che divina il futuro, Eva che ci esorta a peccare, sono tutte figure racchiuse nell'immagine della bella concubina vergine dai capelli corvini che rimanda la sua esecuzione grazie alle sue doti di narratrice, e incanta il Sultano con racconti fantasiosi e avvincenti intrecciandoli fascinosamente.
Mille e una notte ascoltando Sheherazade Per raccontare del balletto creato su Sheherazade, la narratrice di fiabe, bisogna procedere come in un racconto e quindi: c'era una volta.... un libro, dal titolo intrigante: “Le mille e una notte”. Il testo è una ricca raccolta di novelle orientali, di varia ambientazione e presumibilmente di differenti autori.
L'antologia è centrata sul re persiano Shāhrīyār, che essendo stato tradito da una delle sue mogli uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze. La bella Sheherazade, andata in sposa al re, venuta a conoscenza della sorte che la attendeva escogita un trucco per salvarsi la vita: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per mille e una notte; e alla fine il re, innamoratosi di lei, le rende salva la vita. Ciascuna delle storie principali delle “Mille e una notte” è quindi narrata da Sheherazade; e questa narrazione nella narrazione viene riprodotta su scale minori, con storie raccontate dai personaggi delle storie di Sheherazade, e così via.
Questo espediente narrativo, che ancora oggi ha ne “Le Mille e una notte” uno dei suoi casi d'uso più illustri, può essere paragonato a quello del teatro nel teatro che in Europa giunge attraverso Boccaccio ed Ariosto fino a Shakespeare e Pirandello; racconto nel racconto dove la narrazione "interna" serve in molti casi a chiarire le posizioni dei protagonisti. L'ambientazione de “Le Mille e una notte” è alquanto varia: il racconto-contenitore, come pure altre novelle, ha una origine indo-iranica ed appartiene al nucleo più antico. In molte altre novelle intervengono geni e spiriti, che denotano una antica derivazione persiana. Si individua anche un ciclo di racconti di Baghdad ed un ciclo di novelle ambientate in Egitto più avventurose e di origine più recente, nelle quali si riconoscono influssi giudaici.
Inizialmente le storie erano tramandate oralmente, pertanto è molto difficile comprendere una datazione dell'origine del testo che ha raggiunto la forma attuale dopo varie operazioni di arricchimento. Fecero traduzioni del testo diversi autori sia della prima versione francese del Galland, sia di altri testi originali, ciascuno interpretando diversamente lo spirito delle novelle; esistono infatti versioni in chiave decisamente erotica ed altre assolutamente censurate. Le traduzioni italiane sono numerosissime, ma tutte più o meno incomplete o condotte praticamente sulla traduzione settecentesca di Antoine Galland.
Sheherazade poema Sinfonico Nel periodo in cui Nicolaj Rimskij-Korsakov scrisse il poema sinfonico, il musicista russo, congedato dalla carriera militare nella marina imperiale, era docente di composizione ed orchestrazione al Conservatorio di San Pietroburgo. Lì insegnò a giovani compositori che conobbero il successo come Glazunov, Prokof'ev ed a Stravinskij.
Anche in quel periodo di docenza continuò ad essere un compositore molto prolifico, scrivendo diversi lavori orchestrali come il Capriccio spagnolo, La grande pasqua russa e Sheherazade. Sulla partitura musicale dell'opera lo stesso Rimskij-Korsakov ha scritto alcune indicazioni circa le fiabe cui si era ispirato dividendo così il poema in quattro quadri.
Il primo quadro si riferisce ai viaggi di Sindbad il Marinaio, il quale vide isole fantastiche ed ebbe avventure rese celebri anche da un ciclo di film. E come non pensare alla multicolore giovinezza di Rimskij-Korsakov stesso, “marinaio, giramondo, dilettante di sensazioni, generico cultore di orientalismi, e di nazionalismo sonoro…” (Bortolotto). Il secondo quadro è ispirato alle vicende del Principe Kalandar, che in realtà nelle “Mille e una Notte” è citato con più riferimenti alla storia di Aladino e della sua lampada magica. Il terzo quadro, “Il giovane Pirata e la giovane Principessa”, è una scena d’amore (così com’era già nella classica coreografia di Fokine).
E il quarto, “Festa a Bagdad”, si conclude con una grande esplosione di colori e di danze e con un naufragio (sul tema musicale del primo quadro); la nave viene trasportata da una tempesta sugli scogli sovrastati dalla statua dorata della Dea Calì; e infine Sheherazade torna, a chiudere il ciclo di fiabe del poema, ignara e incolpevole fonte di tanto kitsch orientale.
Sheherazade seduce Parigi Il balletto Shéhérazade del 1910 utilizza, del poema sinfonico, solo tre dei quattro movimenti: il primo come ouverture ed il terzo e quarto per lo sviluppo del balletto che prende spunto dalla trama introduttiva della prima storia delle “Mille e una notte” adattata per l'occasione dal librettista Alexandre Benois. Il progetto del balletto fu suggerito a Fokine dallo scenografo e pittore Léon Bakst che curò l'allestimento.
La prima rappresentazione avvenne all'Operà di Parigi il 4 giugno 1910 con interpreti Ida Rubinstein, Vaslav Nijinskij, Enrico Cecchetti. Shéhérazade diviene così un balletto breve, ammaliante e magico con il suo profumo d’Oriente ed è oggi considerato uno dei capolavori di Micael Fokine per i Ballets Russes di Serghej Diaghilev. Nel balletto, che segue la sinossi di Benois, si narra del sultano Schariar il quale, per mettere alla prova la fedeltà della sua favorita Zobeïde, finge di partire per la caccia e lascia gli eunuchi a guardia dell'harem.
Quando ritorna, trova la favorita tra le braccia di un magnifico schiavo nero, nel bel mezzo di un'orgia che coinvolge tutto l'harem. Egli allora vendica il suo onore uccidendo tutti tranne l’amata Zobeïde, che però preferisce uccidersi piuttosto che sopravvivere alla gelosia e alla pietà del sultano. Il balletto di Fokine segue il libretto scritto da Alexandre Benois che riscrive la trama rifacendosi alle “Mille e una notte” e non alle annotazioni di Rimskij-Korsakov.
Il balletto Shéhérazade ebbe da subito un gran successo ed è stato poi ricreato da numerosissimi coreografi tra cui ricordiamo Nicholas Beriozoff, Nina Anisimova, Leon Wojcikowski, George Balanchine e Maurice Béjart. Oggi il più autorevole ricostruttore della versione originale di Fokine è il ballerino russo Andris Liepa, figlio di Maris Liepa, leggendario protagonista della danza maschile russa. Una versione della Sheherazade originale di Fokine, ricostruita da Andris Liepa, è nel repertorio del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma per volere della direttrice Carla Fracci che, durante la sua direzione, ha incrementato il repertorio del Teatro con quasi tutta la produzione dei Balletti Russi di Diaghilev.
Sheherazade liberty-orientale Per creare la personale versione di Sheherazade mi sono ispirato principalmente alle annotazioni di Rimskij-Korsakov riportando il balletto nella divisione in quattro quadri descritti nel paragrafo precedente (tutte le versioni coreografiche del poema sinfonico ripropongono sempre la trama di Alexandre Benois).
In questo modo si rianimano le diverse storie che Sheherazade racconta dando l'opportunità di creare una parata di personaggi: Aladino, il genio, Sindbad, la regina degli abissi, le odalische, i mercanti di tappeti, i corsari del mare; e un carosello di ambientazioni: coste incantate, palazzi lussuosi, caverne pericolose, mercati brulicanti di venditori e acquirenti. Una caratterizzazione del nostro spettacolo è quella di evocare la Persia ricca di ori e la magia delle “Mille e una Notte” attraverso le testimonianze superstiti dei contatti, da epoche ormai remote, di alcune regioni del Meridione d’Italia con quel mondo d’Oriente.
L'ambientazione del balletto prende spunto dalle influenze secolari (in Salento, in Sicilia) alle recenti testimonianze del gusto liberty-orientale di inizio ‘900 (nelle ville suburbane) che abbelliscono le coste salentine. Le scenografie ripropongono nelle pitture il Palazzo Sticchi di Santa Cesarea Terme, le ville orientaleggianti della zona delle Cenate vicino Nardò, le ville eclettiche che si affacciano sull'elegante lungomare di Leuca.
Per impreziosire la rappresentazione abbiamo un'artista di eccezione: Luciana Savignano, che interpreta la regina degli abissi Thalassa; il personaggio ci introduce i diversi quadri comparendo nel tema ricorrente della Sheherazade che racconta. Il libretto di seguito riportato segue le indicazioni del compositore ampliate dai racconti de “Le mille e una notte”.
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