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Il Mattino Nel Salento danza la bella…tarantolata Franzutti rivisita una favola-mito a cura di Vittoria Ottolenghi critica del dicembre 2000
LECCE. Una idea legittima e funzionante quella di Fredy Franzutti, giovane coreografo del Balletto del Sud, che ha presentato, al Teatro Politeama Greco di Lecce, pieno come un uovo, una nuovissima versione del balletto «La Bella addormentata nel Bosco» sulla musica di Cajkovskij, ambientato nel Salento. Questo, non soltanto riporta nel Meridione mediterraneo una fiaba/mito di chiaro tipo stagionale (la morte e la resurrezione annuale della Natura), che certo nacque da queste parti; ma gli permette una vera «botta di teatro»: e cioè la sostituzione della puntura del consueto, fallico fuso (che dovrebbe dare la morte alla sedicenne Aurora) con il morso della tarantola locale. Da qui, l'arrivo della vecchia fattucchiera malevola «en travesti», (l'equivalente della Fata Carabosse, padrona della magia nera), l'antagonismo positivo della zingara «Lilla», ovvero la Fata dei lillà, che pratica soltanto magia bianca. E sarà lei a trasformare la morte di Aurora, morsa dalla tarantola, nel lungo sonno collettivo di tutto il palazzo e del bosco di ulivi. Di qui, anche, le belle danze scatenate ed inutili, che vorrebbero esorcizzare il maleficio della tarantola. Insomma, un balletto ricco, vistoso, pieno di avventure e che -questo è davvero miracoloso- è realizzato da Franzutti con geniale efficacia e essenzialità drammaturgiche soltanto con sedici ballerini di qualità (in generale ce ne vogliono almeno 40 o 50). Un gran successo.
L'Espresso IN PUNTA DI PIEDI di Vittoria Ottolenghi
A proposito di “rivisitazioni” di fiabe ballettistiche natalizie. Il direttore del Balletto del Sud, Fredy Franzutti, ha ambientato la sua nuova “Bella Addormentata” (in tournèe italiana dal prossimo gennaio) nel natio Salento. La Fata Carabosse è la solita vecchiaccia tutta nera, che cercherà di uccidere Aurora, non con un fuso aguzzo, ma col morso della tarantola, seguito da inutili danze esorcizzanti. Un'idea geniale. Dopo anni, arriverà un giovane antropologo, ritroverà la fattoria dei tarantati in coma e sveglierà la Bella col semplice esorcismo di un bacio d'amore. Alla salute, e alla faccia, di Lévi-Strauss.
La “Bella” secondo Franzutti, un “Amarcord” venato di poesia. A cura di Michele Nocera (Tuttodanza) Critica del dicembre 2000
Fredy Franzutti non poteva mancare al nuovo appuntamento al Teatro Politeama Greco di Lecce. Dopo i successi di “Schiaccianoci” e “Lago”, il giovane coreografo leccese, dall'estro fantasioso, completa la celebre trilogia di Caikovskij con “La bella Addormentata nel Bosco”, Non poche le sorprese. In primis l'ambientazione. Non boschi incantati, non sfarzose regge, ma una realtà concreta: il Salento. Sua terra nativa, luogo di memorie, pretesto per sviluppare la vicenda di Aurora calata in un Sud, Oriente d'Italia, nel periodo bellico e post-bellico. La scelta di inizio spettacolo sembra far prevalere un linguaggio contemporaneo dove la danza si esprime attraverso movimenti concitati o precisi, quasi l'oscuramento bellico porti ad un oscuramento interiore dove a farla da padrone sono zingare e prefiche. Poi, tutto un tratto, davanti ai nostri occhi scorre la vita con un susseguirsi di quadri suggestivi e toccanti. Tornando all'antico amore, il classico-accademico, nasce la poesia. In questo “Amarcord” Franzutti sfrutta bene tutti i passi tradizionali le scene d'assieme grazie anche ad un corpo di ballo affiatato e a due “stars”. Xiomara Reyes, attualmente nell'American Ballet Theatre, precisa e puntuale quanto si conviene unisce tecnica e grazia in un mix vincente. Saul Marziali, nobile partner, convince per il porgere elegante e misurato. Ma tutto il corpo di ballo piace. Naturalmente spicca l'intensa caratterizzazione di Luca Lago, quale padre, la Zingara lilla di Dennitsa Balinova e la madre di Johanna Waldorf. Franzutti, dal punto di vista coreografico, guarda ora a questo ora a quello, coniugando, ancora una volta, in modo moderno e raffinato, pulsioni attuali ad antichi rituali, strizzando l'occhio talora a gags con perspicace “sense of humor”. Senza alcun dubbio la più coraggiosa operazione di rivisitazione di un classico del repertorio che il coreografo abbia fin ora compiuto. Le scene allusive ed essenziali di Francesco Palma concorrono a confezionare uno spettacolo dove le emozioni si susseguono. Che il “giovane astro nascente della coreografia contemporanea” stia per divenire “astro splendente”?
Da “Il Tirreno” – 15 Febbraio 2001
«La Bella Addormentata» Livorno punta sul balletto di Angela Simini
Livorno. «C'era una volta un Re…», chiedetelo ai bambini, loro lo sanno bene che tutte le favole cominciano in questo modo e così anche la celeberrima “Bella Addormentata”, per la quale Petr Il'ic Cajkovskij ha composto un poema sinfonico, dando così nuova dignità al balletto russo, mentre Marius Petipa ne curò una celebre coreografia.
Ma Fredy Franzutti, direttore e coreografo della Compagnia “Balletto del Sud”, considerato “l'astro nascente tra i coreografi italiani”, ne ha dato una trasposizione in chiave moderna, pur nel rispetto della tradizione, per il Balletto che andrà in scena alla Gran Guardia a Livorno domani, alle 21 per la Stagione Diapason-Cel. La storia si dipana negli anni '40, quando una nobile famiglia si trasferisce nel Sud dell'Italia, lontano dagli orrori della guerra. E qui comincia il racconto:nell'attesa febbrile del padre e di uno stuolo di zie, nasce una bellissima bambina alla quale viene imposto il nome di aurora, perché, in quei luoghi, si vede per prima il sole nascente e tutto procede come nella favola…o quasi. Dopo il battesimo si chiama una giovane zingara per iniziare il rito propiziatorio e garantire amore e felicità alla bambina. Ma la vecchia maga del paese, gelosa della zingara, fa irruzione e scaglia la sua maledizione, la stessa della novella, ma la zingara la scaccia. Finisce la guerra, la gente smette gli abiti neri e tornano i costumi colorati. Al 16° compleanno di Aurora torna la maga che dona alla fanciulla uno scrigno dentro il quale si nasconde un ragno che la punge a morte, scongiurata dalla zingara e tramutata in sonno sino all'arrivo del principe azzurro: questi è Desiré, nobile di ricca famiglia, studioso, appassionato alle storie popolari. Si addentra nel bosco a sera, si perde ed incontra la zingara, una vecchia ormai ultracentenaria che gli racconta la storia di quei luoghi. Il giovane decide di salvare Aurora. E così accadde. Una nota di modernità anche al matrimonio, luci, danze, sensualità diffusa, infine l'arrivo degli sposi. Una lettura moderna ed intelligente questa di Fredy Franzutti, che ha reso più credibili o verisimili i fatti, lasciando intatto l'immaginario che ha incantato i bambini di tutti i tempi: sono ugualmente sopite le paure comprensibili di fronte alla morte e alla malvagità. Ed intanto anche il sogno degli adolescenti: chi non ha sognato il principe azzurro, magari una volta?
Da “Il Tirreno” – 22 febbraio 2001 –
Bella Addormentata anni ‘40 Al Teatro «Gran Guardia» conclusa la trilogia di Cajkovskij di Angela Simini
Protagonista una ricca bambina che per sfuggire alla guerra si rifugia al sud. Livorno. Fiocco azzurro o fiocco rosa? Sì, perché la Bella Addormentata nel bosco, è nata come tute le bambine di questo mondo, nell'attesa frenetica del padre e delle zie, secondo la lettura di Fredy Franzutti, coreografo del Balletto del Sud. Così è andato in scena alla Gran Guardia il terzo appuntamento Diapason-Cel, balletto col quale si è conclusa la celebre trilogia di Cajkovskij, che include «Lo Schiaccianoci» e «Il Lago dei Cigni», già rappresentati a Livorno.
Ma, c'è sempre un ma nelle novelle che si raccontano o che si traspongono, come in questo caso. La piccola Aurora non è figlia di un Re e di una Regina. Nasce invece in tempi moderni, in una facoltosa famiglia che, negli anni '40, per evitare la guerra, si rifugia nel Sud, dove le donne vestono ancora abiti neri e dove, al battesimo della piccola Aurora, segue il rito propiziatorio pagano, operato da una giovane zingara del paese. Sopraggiunge la maga che lancia il famoso maleficio, anch'essa vestita di nero. Intanto la guerra finisce, Aurora cresce gioiosa. Giungono i costumi americani anche in quello sperduto paese ed ecco i vestiti colorati. Al sedicesimo compleanno di Aurora tanti invitati tra i quali piomba la maga con uno scrigno per la giovinetta: dentro vi è un ragno che la punge e che la condanna a morte, morte evitata dalla zingara che tramuta il coma in sonno. Infine il giovane Desiré, interessato alle tradizioni popolari, giunge in quei luoghi e decide di salvare Aurora e la sua famiglia dall'incantesimo. Il fatidico bacio e poi le nozze. Uno spettacolo, veramente bello sotto tutti i profili, costumi, luci, ideazione, virtuosismi dei ballerini, che ha avuto una caratteristica particolare. Non si è trattato solo di concezione moderna, come quella del Culberg Ballet, ma di modernità, minimo, recitazione eloquente e divertente nella danza, di fusione con brani di repertorio classico, come il sogno o al ballo della rosa al compleanno di Aurora. Il giovane regista Fredy Franzutti ha condotto il lavoro in maniera intelligente, oltreché creativa, e si dice poco, Appropriato ci sembra il commento di Vittoria Ottolenghi, il più autorevole critico di danza, “geniale sintesi drammaturgica”. Sono stati rispettati i tempi della narrazione, con attenzione ai particolari della vita quotidiana, alle figure di sfondo che non sono mai state in posa, ma hanno giocato ruoli attivi. Il coreografo si è ispirato addirittura all'originaria fiaba di Basile, dalla quale è derivata «La Bella Addormentata» ed ha attinto al fenomeno del tarantismo: la pinzatura dei ragni durante il periodo della mietitura. Ma la trovata dell'intervista ai protagonisti, a sipario chiuso, mimata soltanto, ma eloquente accenno alla modernità dei tempi, è piaciuta al pubblico. Gli interpreti hanno convinto e, soprattutto sono apparsi credibili, anche nell'incantesimo, che aveva connotati molto realistici. Molto ben preparati i protagonisti. |