| Le Quattro Stagioni del coreografo Fredy
Franzutti su musiche di Vivaldi/Cage. Lo spettacolo ha più di un motivo
di interesse: musicalmente, perché le Stagioni sono intervallate da
testi recitati del poeta Wystan Auden e citazioni di musiche registrate
di John Cage che fu autore, ricordiamolo, di quasi tutte le musiche per la compagnia
di Merce Cunningham; per le scene, che sono dipinte da Isabella Ducrot,
nota artista romana sensibile alla contemporaneità astratta; per
l'impegno di ricerca e qualità della compagnia di Fredy Franzutti, che
si presenta con uno spettacolo inusuale e originale.
Prossime date: - sabato, 29 marzo 2014 - ore 21.00 - Teatro Koreja, Lecce
- domenica, 30 marzo 2014 ore 18.00 - Teatro Koreja, Lecce
- giovedì, 3 aprile 2014 ore 21,00 - Teatro Verdi, Pisa
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Presentazione del coreografo “Le
quattro stagioni” è il 30° spettacolo che realizzo per il Balletto del Sud. L'argomento trattato utilizza le stagioni,
intese come mutamento climatico dell'anno solare – ispirazione di base
del capolavoro di Vivaldi – per riflettere sulle fasi della vita
dell'uomo. Le stagioni della vita o meglio dei sentimenti, non sono solo
quattro, non sono dettate da mutamenti repentini scadenzati da giorni
precisi del calendario, ma sono legate alla reazione emotiva
dell'individuo collettivo agli eventi che accadono. Per sostenere la
tesi affido la legazione dei quadri danzati alle rime del poeta inglese
(americanizzato nel 1939) Wistan Auden e alla sua analisi, spesso
“peggiorista” – attributo che Auden aveva coniato per se - della
società dell'uomo comune o meglio qualunque definito “l'ignoto
cittadino”. Alle note rassicuranti e familiari di Vivaldi si alternano
in contrasto le amelodie ritmate di John Cage che non solo ci portano
alle esigenze dell'uomo moderno (al dissapore e all'amarezza che il
confronto con la società ha generato), ma anche alle straordinarie
potenzialità espressive di questa età dell'ansia che abbiamo chiamato
contemporaneità. Se dunque la personale primavera è il rapporto con
l'amore, la relazione con l'altro e l'incontro, il calore dell'estate è
l'allegoria dell'immobilità, intesa come inabilità e incapacità di
cambiamento, o come disinteresse delle disgrazie altrui (come
nell'Icaro del fiammingo Pieter Bruegel). L'autunnale caduta delle
foglie e l'arrivo della pioggia insistente ci riporta alla routine dei
pendolari, al modo pratico e consueto di procedere nell'attività
quotidiana. Il rumore dei tuoni ci rinnova la paura delle persecuzioni,
l'ingiallimento della natura rimanda alla consapevolezza d'appartenenza
ad una società incline al marcire e spaventati dall'oscurità delle nubi,
perché non vediamo dove stiamo, ci sentiamo (come scrive Auden) persi in
un mondo stregato, bambini spaventati dalla notte. Il gelo invernale
cala con la morte: la fine del rapporto, la morte del compagno di
viaggio, la morte della persona amata. La morte che rende inutile
qualsiasi reazione. “Tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete
gli alberi. Perché niente servirà più a niente”.Ma le stagioni delle
emozioni, come le stagioni metereologiche, non durano per sempre e anche
quelle (anche se non con una progressione regolare, continua e
prevedibile) ritornano, si alternano, ci sorprendono. E dopo il gelido
inverno di un terribile lutto può ritornare una primavera d'amore.
Scopriamo che l'alternarsi delle stagioni delle emozioni altro non è
che la Vita in una società con la paradossale centralità riservata a chi
non conta nulla – quei cittadini ignoti che il potere modella come
cera, l'industria sfrutta come servi e l'arte canta come eroi. Fredy Franzutti
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