Home
Francesca da Rimini - la musica PDF Stampa E-mail

Image Francesca da Rimini (op. 32 di Čaikovskij) è una fantasia sinfonica in Mi minore ed ha come soggetto il V Canto dell'Inferno Dantesco, fu eseguita per prima volta a Mosca il 25 febbraio 1877 sotto la direzione di Nikolaj Rubinštein. Čaikovskij lesse il canto dantesco sul treno che l'avrebbe portato ad incontrare a Bayreuth l'odiata musica di Richar Wagner. Dopo il viaggio, durante il quale Čaikovskij aveva ascoltato per la prima volta “L'Anello del Nibelungo”, la sinfonia "Francesca da Rimini" è stata composta in meno di tre settimane e terminata il 17 novembre 1876. Le sonorità degli ottoni e gli intensi cromatismi dell'allegro iniziale, infatti, sembrano richiamare “L'anello del Nibelungo”, mentre la sezione cantabile include un passaggio dell'addio di Wotan nel finale de “La Valchiria” - sempre di Wagner -. Inoltre la lunghezza di questa melodia sembra ispirata al principio wagneriano della melodia infinita.

La fantasia “Francesca da Rimini” è articolata in tre parti, secondo una struttura ABA'. La sezione iniziale, affidata agli archi, rappresenta "La bufera infernal che mai non resta", trascinando con violenza, di qua e di là, le anime dannate dei lussuriosi. La sezione centrale è il canto d'amore di Francesca, dato dapprima dal clarinetto solista e sviluppato poi, alla maniera di Čaikovskij, per accumulo di materiali sonori. Un suono di corni richiama la realtà infernale: il tempo della confessione è finito, ricomincia l'eterno tormento degli amanti con la ripetizione del tema introduttivo.Image
Composta, come detto, di getto e con entusiasmo (Caikovskij scrisse: «brucio dal desiderio di scrivere un poema sinfonico su Francesca» - «Ho appena terminato il mio nuovo lavoro: una fantasia su Francesca da Rimini. L' ho scritta con amore e l'amore mi sembra che sia emerso abbastanza bene.), Francesca da Rimini rappresenta uno dei momenti di massimo avvicinamento di Čaikovskij agli esponenti della scuola nazionale russa noti come il Gruppo dei Cinque. Il suo carattere visionario e romantico decretò il successo del lavoro, attirandogli tra l'altro le simpatie del nazionalista Milij Alekseevič Balakirev che lo giudicò il capolavoro di Čaikovskij. Più tiepido diventò negli anni il giudizio dell'autore, alla continua ricerca della perfezione formale.