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Il Sud è per Bodini – e per lo spettacolo – un’originale “invenzione”, che parte da una precisa realtà storica e geografica, con tutti i problemi di natura sociale ed economica, e si elabora in una reinvenzione fantastica. La situazione è sognante e rilassata come il ricordo della festa del santo nella piazzetta del quartiere, dove eravamo ancora tutti assieme, tutti vivi. Franzutti usa un linguaggio personale e utilizza come elementi ispirativi e asse della ricerca le pertinenze territoriali con il Sud, inteso come appartenenza alla Magna Grecia, rapporto con i popoli del mare, come utilizzo della matrice popolare, adopero dell’argomento e del testo – di provenienza o soggetto mediterraneo – per la nuova narrativa coreografica.

“La luna dei Borboni” poiché nulla è modificabile nella sostanza delle cose e nella trasposizione fantastica muta il luogo della sofferenza in una parentesi di rilassatezza, forti delle proprie origini arcaiche. La perdita totale della connotazione geografica proietta le immagini evocate in una condizione globale della situazione umana. Nel finale sono necessarie le partenze, le migrazioni, che accomunano gli abitanti del luogo agli uccelli.

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