LA BELLA ADDORMENTATA
SULLE PUNTE DI FRANZUTTI
di Lorenzo Tozzi

RILETTURA – LA POPOLARE FIABA GOTICA
ASSUME CONTORNI MAEDITERRANEI
E SI COLLOCA TRA GLI ANNNI 50 E 60
CON GRANDE COERENZA COATUMISTICA E SCENOGRAFICA

D a qualche tempo il Teatro Brancaccio si distingue per lasciare doveroso spazio alla danza e al balletto di qualità. Lo scorso anno erano stati alcuni classici ottocenteschi nella versione originale russa, questa volta un grande balletto di fine Ottocento arriva sulla scena in una versione originalmente moderna a firma di Fredy Franzutti, coreografo che con il Balletto del Sud di Lecce si è imposto all’attenzione anche proprio per alcune sue stimolanti rivisitazioni di capolavori del balletto accademico.
Come appunto questa Bella addormentata ideata nel 2000 che ha già riscosso in quasi quindici anni molto successo in giro per il mondo
.

L’operazione è interessante. Infatti il quarantaduenne Franzutti, capace coreautore avveduto e colto, risale ben oltre la celebre favola di Charles Perrault (1697) e giunge sino all’originale narrativo de Lo cunto de li cunti(1636) di Giambattista Basile che ambienta l’azione nel Sud d’Italia e fa pungere la giovane principessa Aurora non da un fuso, come vorrebbe la successiva tradizione, ma da una tarantola.

La popolare fiaba gotica (con i suoi castelli, alabarde e Re di cartapesta) assume così contorni mediterranei più immediati e realistici e si colloca negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso con grande coerenza costumistica e scenografica.

Fino a pochi anni fa il ruolo della malefica Carabosse era interpretato magistralmente da Lindsay Kemp e il personaggio, ora affidato ad Andrea Sirianni, ne conserva la genialità inventiva.

La compagnia di Franzutti, fondata nel 1995 con coraggio e audacia, è stata ospitata in molti teatri di vaglia internazionale, compreso il mitico Bolscioi di Mosca, i teatri di Montecarlo e Bilbao. Ma i limiti salentini stanno stretti al suo fondatore che spiega come la nascita del Balletto del Sud non sia «una rivalsa meridionale ma l’esaltazione e l’esportazione di un territorio dove cultura, teatro e danza fanno parte della tradizione. E che rischiava invece di rimanere imprigionata nello stereotipo solo delle danze popolari».

La stagionata Bella addormentata di Ciaikovsky e Petipa (1890), esaltazione del mondo rococò di Luigi XIV (adombrato nel fantasioso Re Florimondo XIV), tradisce dunque la sua matrice francese ancien régime per acquisire un look e una allure ben più vicini a noi e meno favolosi e immaginifici. La favola si avvicina così inavvertitamente alla realtà, dal passato storico e mito si trasmigra verso la cronaca del passato prossimo che chi ha i capelli bianchi ricorda ancora. Il resto va di seguito con coerenza encomiabile e abbordabile drammaturgia: la fata buona diventa una rappresentante della magia bianca (la zingarella Lilla) che salva la principessa da un atroce destino segnato dalla magia nera di Carabosse e il principe (figurarsi se se ne trovano oggi «azzurri» o di qualsiasi altro colore in giro) diventa un antropologo, probabilmente uno studioso del fenomeno tutto salentino del tarantismo (si pensi agli studi focali di De Martino), che col suo bacio risveglierà alla vita la malcapitata giovinetta. 

« Il direttore del Balletto del Sud, Fredy Franzutti, ha ambientato la sua “Bella Addormentata” nel natio Salento. La Fata Carabosse è la solita vecchiaccia tutta nera, che cercherà di uccidere Aurora, non con un fuso aguzzo, ma col morso della tarantola, seguito da inutili danze esorcizzanti. Un’idea geniale. (…) »

Vittoria Ottolenghi, critico di danza, L'Espresso, 4/1/2001

« Appassionati, giovani, talentuosi, tecnicamente agguerriti, sbarcano al Teatro Brancaccio i ballerini del Balletto del Sud. Protagonisti di un’accattivante e moderna versione de “La Bella Addormentata” creata nel 2000 da Fredy Franzutti. »

Donatella Bertozzi, critico di danza, Il Messaggero 22/11/2014

«Arriva sulla scena una versione originalmente moderna a firma di Fredy Franzutti, capace coreoautore avveduto e colto, che con il Balletto del Sud si è imposto all’attenzione anche proprio per alcune sue stimolanti rivisitazioni di capolavori del balletto accademico. L’operazione è interessante»

Lorenzo Tozzi, critico di danza, Il Tempo 22/11/2014