Franzutti: « la mia nuova creazione omaggio a Chopin e alla Polonia »

«Notturno interiore» è costruito come una sequenza di immagini animate
il Balletto del Sud presenta la coreografia stasera a Lecce, al Teatro Apollo

La malinconia intima di Chopin, pianista romantico per eccellenza, incrocia gli incubi visionari del pittore e fotografo polacco Zdzisław Beksiński, con le sue opere surrealiste e disturbanti: due mondi temporalmente distanti oltre un secolo ma uniti da una continuità segreta in Notturno interiore, nuova creazione per il Balletto del Sud del coreografo salentino Fredy Franzutti, al debutto stasera (ore 19) nel teatro Apollo di Lecce.
Franzutti, che tipo di viaggio ha scelto di raccontare?
«Sono partito da un dettaglio splatter: il cuore di Chopin trafugato da Parigi dalla sorella Ludwika e poi rinchiuso come una reliquia in una colonna della chiesa di Santa Croce di Varsavia. Mi ha ricordato l’estetica di Beksiński, l’orrore gotico e le visioni post-apocalittiche delle sue opere, che sfidano lo spettatore a confrontarsi con l’ignoto e l’inquietante. Ho percepito un filo diretto tra le mostruose, ma fragili e antieroiche figure di Beksiński, artista che ho scoperto da giovanissimo, e la lacerante solitudine di Chopin».
Di mezzo c’è anche la stessa provenienza geografica, la Polonia.
«Una terra di sofferenza, nell’800 come nel ‘900, che fa da specchio alle angosce personali dei due artisti: Chopin, malato, costretto all’esilio in Francia e tormentato dalla difficile relazione con George Sand, figura androgina; Beksiński, già devastato dalla perdita della moglie Zofia e del figlio Tomasz, morto suicida, che nel 2005 viene assassinato a coltellate da un giovane che conosceva personalmente. Ho utilizzato la danza alla maniera di Diaghilev: facendola diventare collante delle arti, strumento di diffusione trasversale».

Nei primi del Novecento Fokine utilizza le musiche di Chopin per coreografare Les Sylphides con cui rievoca il balletto romantico determinandone il definitivo superamento. Come entra quell’esperienza nel suo lavoro?
«Proprio attraverso lo sguardo di Fokine, primo coreografo della ricerca, che, per assurdo, dice Beppe Menegatti, cita il balletto classico reinventandolo ben oltre l’idea di balletto moderno. D’altronde, sino ad allora la danza era stata sempre contemporanea. Fokine la storicizza».

Musicalmente cosa dobbiamo aspettarci?
«Lo spettacolo prende avvio con due pezzi da Les Sylphides, non nella versione con le musiche orchestrate da Glazunov, ma con gli originali pianistici, ai quali ho affiancato altre pagine di Chopin: Notturni, Valzer, Preludi e Studi. Avrei voluto commissionarne l’esecuzione dal vivo ad un pianista, soluzione che conto di adottare quando riprenderemo lo spettacolo in estate. Qui ho utilizzato incisioni di grandi interpreti, da Pollini ad Ashkenazy».

L’impianto scenografico com’è stato pensato?
«Ho lavorato molto per immagini animate, con sessanta tavole che sfumano una nell’altra. Ma ho evitato il didascalico. Beksiński è molto amato dai giovani, che lo considerano il vero autore della rivoluzione visiva del Novecento. Dal suo immaginario sono generati film, videogames, copertine di dischi rock. Mentre con i costumi faccio convivere Ottocento e vintage polacco di primo Novecento, in una sorta di sovrapposizione cinematografica. Non ho cercato l’horror, neanche nelle immagini di Beksiński. In scena fanno già abbastanza paura gli uomini in frac e cilindro nero e le donne vestite in bianco. Turbano come gli avventori fantasma alla festa dell’Overlook Hotel in Shining di Kubrick».

ALL NEXT SHOW

acquista biglietto ↑

ingresso libero ↑